L'articolo 2087 è la norma che obbliga il datore di lavoro a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.
Capire cosa dice, e cosa comporta in pratica, aiuta a riconoscere quali diritti si hanno sul posto di lavoro e a chi rivolgersi se qualcosa non funziona.
1. Cosa dice l'articolo 2087 del codice civile
L'articolo 2087 c.c. stabilisce che l'imprenditore deve adottare, nell'esercizio dell'impresa, tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori.
In parole semplici: il datore di lavoro non deve limitarsi a rispettare le regole scritte nei decreti o nelle altre norme di sicurezza applicabili. Deve fare tutto ciò che, alla luce delle conoscenze tecniche e dell'esperienza disponibili in un determinato momento storico, serve a prevenire danni alla salute e alla dignità della persona che lavora.
2. Perché è una "norma di chiusura" del sistema di sicurezza
Il decreto legislativo 81/2008 elenca obblighi puntuali: valutazione dei rischi, formazione, dispositivi di protezione. Ma nessuna legge può prevedere ogni situazione che può presentarsi in un cantiere, in un ufficio o su un impianto.
È qui che entra in gioco l'articolo 2087: la giurisprudenza lo definisce da tempo una sorta di “norma di chiusura” del sistema antinfortunistico.
Significa che, anche quando manca una regola specifica per un determinato rischio o una situazione particolare non ancora disciplinata in modo dettagliato dalla normativa, il datore di lavoro è comunque tenuto ad adottare le misure di prudenza e diligenza suggerite dall'esperienza e dalla tecnica del momento.
La legge non basta mai a esaurire l'obbligo di sicurezza: resta sempre un dovere generale di attenzione.
3. Che tipo di responsabilità ha il datore di lavoro
Un punto che genera spesso confusione: l'articolo 2087 non introduce una responsabilità automatica del datore di lavoro ogni volta che accade un infortunio. La responsabilità resta di natura contrattuale e si fonda sulla colpa, cioè sulla violazione di un dovere di comportamento.
Questo significa che chi lamenta un danno alla salute deve dimostrare alcuni elementi essenziali, tra cui:
- che il danno sussiste;
- che l'ambiente di lavoro era effettivamente nocivo;
- che c'è un nesso causale tra i due.
Solo a quel punto spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adottato tutte le misure ragionevolmente necessarie per prevenire il danno.
4. Il limite del rischio elettivo
L'obbligo di sicurezza copre anche i rischi che nascono da una possibile disattenzione o imprudenza del lavoratore: il datore di lavoro deve tenere conto anche di comportamenti imprudenti ragionevolmente prevedibili durante l'attività lavorativa.
C'è però un confine, chiamato rischio elettivo: quando un lavoratore adotta un comportamento del tutto estraneo alle proprie mansioni e imprevedibile per l'azienda, la responsabilità del datore di lavoro può essere esclusa.
È un'eccezione stretta, pensata per evitare che l'obbligo di sicurezza si trasformi in una responsabilità senza limiti.
5. Quando l'obbligo di sicurezza si lega alla dignità professionale
L'articolo 2087 non riguarda solo l'integrità fisica: tutela anche la personalità morale del lavoratore. Per questo la giurisprudenza lo collega spesso al demansionamento, cioè all'assegnazione di mansioni inferiori a quelle previste dal contratto.
Un demansionamento prolungato può avere conseguenze sul benessere psicologico della persona e, in alcuni casi, incidere anche sul suo stato di salute.
Quando questo accade, la lesione della dignità professionale si somma a un danno alla salute, e la responsabilità del datore di lavoro può fondarsi proprio sull'articolo 2087, oltre che sulle norme specifiche sul demansionamento.
È un aspetto che può avere riflessi anche sul tema della sorveglianza sanitaria, pensata per intercettare per tempo situazioni di disagio prima che degenerino.
6. Cosa può ottenere il lavoratore in caso di violazione
Quando l'obbligo di sicurezza viene violato, il lavoratore può avere diritto al risarcimento del danno qualora venga accertata la responsabilità del datore di lavoro. La giurisprudenza è chiara su un punto: questo diritto non richiede necessariamente la violazione di una norma prevenzionistica specifica, come quelle contenute nel DVR.
Può essere sufficiente dimostrare che il datore di lavoro non abbia adottato le misure necessarie a tutelare la salute del dipendente, anche se non espressamente previste da una legge.
Un aspetto meno noto riguarda la tutela in forma specifica: in alcuni casi il lavoratore può chiedere che vengano adottate le misure necessarie a garantire l'effettiva tutela della propria sicurezza, senza che la tutela possa essere ricondotta esclusivamente a un risarcimento economico.
È un principio che ribadisce come la sicurezza non sia un costo da mettere in conto, ma un diritto da garantire - anche attraverso l'RSPP, il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e i corsi di formazione, che aiutano l'azienda a prevenire prima che curare.
L'articolo 2087 continua ancora oggi a rappresentare uno dei principi fondamentali della tutela dei lavoratori.
Più che un semplice obbligo normativo, richiama l'idea che la sicurezza debba essere gestita in modo concreto, aggiornandosi continuamente rispetto all'evoluzione dei rischi, delle tecnologie e dell'organizzazione del lavoro.
IN BREVE
L'articolo 2087 del codice civile impone al datore di lavoro un obbligo generale di tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, che va oltre le regole specifiche del decreto legislativo 81/2008. Per questo la giurisprudenza lo definisce norma di chiusura del sistema antinfortunistico: copre anche i rischi non espressamente previsti dalla legge. La norma tutela anche la dignità professionale, motivo per cui viene richiamata spesso nei casi di demansionamento. In caso di violazione, il lavoratore può ottenere il risarcimento dei danni e richiedere l'adozione delle misure necessarie a garantire condizioni di lavoro sicure, secondo quanto previsto dall'ordinamento e dagli orientamenti giurisprudenziali.