3. Economia circolare: “si può fare” (e si può guadagnare)
Prendiamo il Settimo Rapporto sull’economia circolare in Italia, stilato nel 2025.
Al suo interno trovi diversi dati utili che confermano, a livello italiano, i benefici attuali e futuri che la circolarità offre.
Prima di tutto, il risparmio.
L’abbattimento dei costi legati ai processi di smaltimento promosso da modelli circolari permetterebbe all’industria manifatturiera di risparmiare 7,3 miliardi di euro (secondo uno scenario che va dal 2020 al 2030).
Più in generale, il risparmio prodotto dalla circolarità nel 2024 ha raggiunto i 16,4 miliardi di euro e, se proiettiamo il dato verso il 2030, arriviamo a 119 miliardi di euro risparmiati.
Poi, la competitività.
Se mai ti capiterà di dover dimostrare il rapporto tra circolarità e crescita aziendale, ecco un buon asso da tenere nella manica.
Ad oggi, il 48% delle materie prime necessarie al fabbisogno industriale italiano viene importato (quasi il doppio rispetto ad altri paesi EU).
Questo significa che la capacità produttiva delle aziende italiane dipende molto dalle oscillazioni del mercato estero.
Allo stesso tempo, la percentuale di materie prime riutilizzate (materie prime seconde, se vuoi usare il termine tecnico) copre il 20,8% del consumo totale delle industrie italiane.
Un dato tra i più alti d’Europa.
Cosa ci suggeriscono questi due dati? La dipendenza dall’estero può diventare un problema per molte realtà del Paese e il modello circolare rappresenta una soluzione alternativa (e soprattutto già applicata) per rimanere competitivi sul lungo periodo.
Quindi, economia circolare e aziende possono costruire un futuro insieme?
Assolutamente sì. Anzi, potrebbe diventare una delle vie percorribili per le aziende che, in generale, vogliono costruirsi un futuro nel prossimo mercato.
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