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Fringe benefit: cosa sono, esempi e come chiederli
Fringe benefit: cosa sono, esempi e come chiederli
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Alcuni lavoratori possono trovare una voce nel proprio cedolino che vale tra i 1.000 e i 2.000 euro netti all'anno. Indica i fringe benefit, e nel 2026 sono diventati lo strumento più richiesto di sempre nelle aziende. 

Invece di un aumento in busta paga, che verrebbe tassato per circa un terzo del suo valore, l'azienda riconosce beni e servizi che arrivano netti nelle tasche del dipendente. Buoni spesa, rimborsi per le bollette, contributi per il mutuo o l'affitto: tutto questo rientra nei fringe benefit.

Vediamo nel dettaglio cosa sono, quali esempi esistono, a chi spettano e come chiederli al proprio datore di lavoro.

1. Cosa sono i fringe benefit

I fringe benefit sono "compensi in natura": beni e servizi che il datore di lavoro concede al dipendente in aggiunta alla retribuzione ordinaria (fonte: Edenred). Sono regolati dall'articolo 51 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) e rappresentano una delle forme più diffuse di welfare aziendale.

Entro certe soglie, i fringe benefit non concorrono alla formazione del reddito. Tradotto: non vengono tassati. Né per il dipendente (che li riceve netti), né per l'azienda (che li deduce dal reddito d'impresa e risparmia sui contributi).

Una caratteristica importante: a differenza di altre misure di welfare, i fringe benefit possono essere concessi anche a un solo dipendente, senza l'obbligo di estenderli a tutta la popolazione aziendale. È una decisione che il datore di lavoro può prendere in autonomia, salvo diversa indicazione del CCNL di riferimento.

2. Soglie di esenzione 2026: 1.000 o 2.000 euro

La Legge di Bilancio ha confermato per il triennio 2025-2027 due soglie di esenzione fiscale:

  • 1.000 euro all'anno per tutti i lavoratori dipendenti;
  • 2.000 euro all'anno per chi ha figli fiscalmente a carico.

Sono soglie alte rispetto al passato. Per capirsi: la soglia "ordinaria" prevista dal TUIR è di 258,23 euro. Tutto quello che sta sopra, fino al limite raddoppiato, è una misura straordinaria che il legislatore ha confermato per rispondere all'aumento del costo della vita.

Un dettaglio utile da conoscere: se hai un figlio a carico al 50% con l'altro genitore, entrambi potete ricevere fino a 2.000 euro. Non si dimezza la soglia, si applica per intero a ciascuno (qui trovi il chiarimento dell'Agenzia delle Entrate, circolare 23/E).

Attenzione però: se l'azienda eroga un importo che supera la soglia, l'intero valore - non solo l'eccedenza - viene tassato e diventa parte della busta paga imponibile.

3. Esempi concreti di fringe benefit

Gli esempi più comuni di fringe benefit sono:

  • buoni acquisto per supermercati, e-commerce, abbigliamento, elettronica;
  • buoni carburante (con regole specifiche e contatori separati);
  • rimborsi per le utenze domestiche: acqua, luce, gas;
  • rimborsi per affitto o interessi sul mutuo della prima casa;
  • auto aziendale in uso promiscuo;
  • smartphone, computer portatile, tablet concessi per uso anche personale;
  • polizze assicurative che coprono rischi extra-professionali;
  • alloggio fornito dal datore di lavoro.

I buoni acquisto restano la voce più richiesta: secondo il Report Welfare 2025 di Randstad, all'interno della categoria fringe i lavoratori spendono prevalentemente in supermercati (29%), e-commerce (27%) e carburante (18%).

4. Fringe benefit e flexible benefit: la differenza

Una nota veloce su una confusione comune. I flexible benefit sono un'altra cosa: si tratta di un paniere più ampio di servizi (assistenza sanitaria, previdenza complementare, istruzione, asili nido, viaggi, attività ricreative) erogati attraverso un piano strutturato di welfare aziendale, disciplinato da un regolamento interno o da un accordo sindacale.

La differenza principale sta in tre punti:

  • i fringe benefit possono essere concessi al singolo, i flexible benefit devono essere offerti a tutti o a categorie omogenee;
  • i fringe hanno una soglia di esenzione (1.000 o 2.000 euro), i flexible per molte voci sono senza limite;
  • i fringe sono flessibili nei tempi di attivazione, i flexible richiedono un passaggio formale di regolamento.

5. Come chiederli al proprio datore di lavoro

Se i fringe benefit non sono ancora previsti nel tuo contratto, puoi proporli - o quantomeno aprire una conversazione. Qualche indicazione pratica:

  • verifica il CCNL di riferimento: in alcuni settori i fringe benefit sono già obbligatori o in fase di introduzione;
  • chiedi all'ufficio HR se è in valutazione un piano welfare per il 2026;
  • se hai figli a carico, ricordati di comunicarlo all'azienda: la soglia raddoppia, ma serve la tua autocertificazione con il codice fiscale dei figli;
  • se la tua azienda offre già dei fringe benefit, controlla la piattaforma welfare: puoi spesso scegliere come convertire il credito tra buoni spesa, rimborsi e altre voci.

Per le aziende, attivare un piano fringe oggi è una scelta economicamente vantaggiosa: secondo il IX Rapporto Censis-Eudaimon 2026, oltre il 71% dei lavoratori valuta il welfare offerto come criterio per scegliere un nuovo datore di lavoro. Significa che chi non offre fringe benefit, oggi, perde competitività sul mercato del lavoro.

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IN BREVE

I fringe benefit sono beni e servizi che il datore di lavoro concede al dipendente in aggiunta alla retribuzione, esenti da tassazione fino a 1.000 euro all'anno (2.000 con figli a carico) per il triennio 2025-2027. Comprendono buoni acquisto, rimborsi per bollette, affitto e mutuo, auto aziendale, smartphone, polizze.

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