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Il welfare aziendale ha degli svantaggi?
5:29

C'è una domanda che pochi pongono ad alta voce, ma che molti cercano su Internet: il welfare aziendale ha degli svantaggi? 

La cerca chi sta valutando un'offerta di lavoro e vuole capire quali siano le reali condizioni, e la cerca l'azienda che sta pensando di attivare un piano e teme di pentirsene. È una domanda legittima, e merita una risposta che non si limiti a elencare meraviglie.

La maggior parte dei contenuti sul tema racconta solo i benefici. Qui proviamo a fare l'opposto: mettere a fuoco i costi, i limiti e le zone grigie, sia per chi lo riceve sia per chi lo eroga. Non per scoraggiare nessuno, ma perché conoscere i confini di uno strumento è il primo passo per poterlo usare bene.

Approfondimento

Una breve storia del welfare

1. Welfare aziendale: una premessa

Prima di parlare di svantaggi conviene chiarire di cosa stiamo parlando. Il welfare aziendale è l'insieme di beni e servizi che un'azienda eroga ai propri lavoratori per migliorarne il benessere personale e familiare e per favorire il cosiddetto work-life balance, l'equilibrio tra vita professionale e vita privata.

Per capire se il welfare convenga davvero, bisogna valutarlo nella sua interezza. Da un lato ci sono le risorse, umane ed economiche, dall'altro le esigenze dei dipendenti. Un piano welfare è per sua natura personalizzabile, e proprio questa flessibilità è ciò che separa un programma efficace da uno che non è in grado di rispondere alle esigenze delle persone portando benefici.

2. Gli svantaggi per l'azienda: costi e complessità

Partiamo dal punto di vista dell’impresa, dove gli svantaggi sono più tangibili.

Il primo è il costo. Implementare e mantenere un programma di qualità richiede un investimento, e per le piccole e medie imprese può rappresentare una sfida, soprattutto in periodi di budget limitato. Va detto che esistono agevolazioni fiscali a compensare in parte questa voce, ed è proprio per questo che tenersi aggiornati sulle misure di agevolazione più recenti diventa parte del lavoro.

Il secondo svantaggio, se vogliamo chiamarlo così, è la complessità gestionale. Coordinare i fornitori di servizi, monitorare se i programmi funzionano davvero e comunicarli in modo chiaro ai dipendenti assorbe tempo e risorse amministrative. Le normative che regolano il welfare sono articolate e richiedono attenzione costante. Molte aziende risolvono affidandosi a un provider esterno specializzato, ma anche qui serve un impegno in più: saper scegliere il provider giusto, quello capace di intercettare i bisogni reali della propria popolazione aziendale, è una competenza in sé.

3. I limiti per il dipendente: scelte vincolate? 

Per chi riceve il welfare, la questione è più sfumata. Più che di svantaggi conviene parlare di limiti, e dipendono quasi sempre da come viene gestito il piano.

  1. Il primo limite riguarda le scelte vincolate. L'azienda offre un determinato paniere di servizi, che però potrebbe non coincidere con le preferenze di ciascuno. Un esempio: viene messa a disposizione una specifica assicurazione sanitaria, o un certo servizio di assistenza all'infanzia, che non rispondono alle necessità di tutte e tutti.
  2. Il secondo è la disparità nella distribuzione. Il welfare è spesso proporzionale all'anzianità e ai livelli di compenso, quindi alcuni lavoratori ricevono benefit più generosi di altri.

A questi si aggiunge il rischio del sovraccarico di offerte. Sembra un paradosso, ma troppi benefit possono diventare “opprimenti”: il dipendente non conosce tutte le opportunità disponibili né come accedervi, e finisce per non usarli. Senza una comunicazione chiara, l'abbondanza si trasforma in confusione.

4. Privacy, dipendenza e spese non coperte

Ci sono poi tre aspetti più delicati, che vale la pena nominare.

  1. La privacy: gestire un programma di welfare comporta la raccolta di dati personali, a volte sensibili, su salute o situazione finanziaria. Alcuni dipendenti sono riluttanti a condividerli, per timore che siano usati in modo improprio o che finiscano per influenzare la loro carriera.
  2. La dipendenza dall'azienda per servizi essenziali: quando il datore di lavoro fornisce prestazioni di base come l'assistenza sanitaria, il lavoratore si trova in una posizione potenzialmente vulnerabile: se quei servizi venissero interrotti, verrebbe a mancare qualcosa su cui aveva imparato a contare.
  3. Le franchigie e le spese non coperte: anche i benefit gratuiti hanno dei confini. Un programma di assistenza sanitaria, per esempio, può comportare costi aggiuntivi sotto forma di franchigie o di prestazioni che restano fuori dalla copertura.

Conoscere questi dettagli prima evita sorprese dopo.

5. Come ridurre gli svantaggi del welfare

A conti fatti, la maggior parte di quelli che abbiamo chiamato svantaggi non sono difetti intrinseci del welfare, anzi.

Il modo migliore per ridurli è uno: la personalizzazione. Un programma costruito sul settore in cui opera l'azienda, sul contesto sociale, sulle esigenze reali delle persone e sulle risorse disponibili massimizza i benefici e riduce al minimo gli eventuali difetti.

Proprio per questo, in Acinque abbiamo il nostro welfare, GenWE - generazione welfare, per evidenziare che il Welfare di Acinque è pensato per tutte le generazioni, adattandosi alle esigenze di ciascuno, e che quindi il nostro piano di welfare è proprio per noi (WE) tutti e tutte, come comunità aziendale.​

Vuoi lavorare in un'azienda che mette il benessere delle persone al centro? Scopri le posizioni aperte e candidati in Acinque.

IN BREVE

Il welfare aziendale non ha veri e propri svantaggi, ma comporta costi e limiti che è bene conoscere. Per l'azienda significa investire risorse economiche e gestire una certa complessità amministrativa e normativa, spesso affidandosi a un provider esterno. Per il dipendente i limiti riguardano soprattutto le scelte vincolate al paniere offerto, la possibile disparità nella distribuzione dei benefit, il rischio di un sovraccarico di opzioni poco chiare o poco comunicate, oltre a questioni di privacy ed eventuali spese non coperte.

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