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flexible benefit
Come funzionano e cosa sono i flexible benefit?
7:30

Forse hai già sentito parlare di welfare aziendale, di fringe benefit, di pacchetti retributivi. Ma quando si arriva ai flexible benefit, spesso ci si perde in un bicchier d’acqua.

Il termine compare nelle offerte di lavoro, viene citato nei contratti, eppure in pochi sanno davvero cosa significa, e soprattutto, cosa può valere concretamente per chi lavora. 

Vediamolo insieme!

1. Cosa sono i flexible benefit

I flexible benefit sono un insieme di beni e servizi che un'azienda può mettere a disposizione dei propri dipendenti, in aggiunta alla retribuzione ordinaria. Non sono uno stipendio in senso tradizionale, ma un credito welfare che il lavoratore può spendere scegliendo - da un paniere predefinito - ciò che risponde meglio alle sue esigenze personali e familiari.

Ciò che li rende interessanti, dal punto di vista economico, è che godono di un regime fiscale agevolato: non sono soggetti a contributi previdenziali né a imposizione fiscale ordinaria, entro determinate soglie. Questo significa che il loro valore reale è superiore a quello di un equivalente aumento in busta paga.

2. Esempi concreti di flexible benefit

Cosa si può scegliere, in pratica? La gamma è ampia: corsi di lingua e di formazione professionale, abbonamenti a palestre, cinema e teatri, tessere per i mezzi pubblici, pacchetti viaggio, borse di studio, previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, e altro ancora.

Secondo l'Osservatorio Welfare 2025 di Edenred, condotto su un campione di 770.000 beneficiari, la composizione della spesa si distribuisce così: 

Categoria

% sulla spesa totale

Fringe benefit

52%

Area ricreativa

23%

Istruzione

13,5%

Previdenza integrativa

5,6%

Assistenza sanitaria

3,2%

Mobilità

1,5%

Assistenza familiare

0,9%

 

I fringe benefit - buoni acquisto, rimborsi per bollette, mutui e affitto - dominano la scena. Secondo il report Welfare 2025 di Randstad, rappresentano il 74% del credito totale speso e il 91% degli ordini totali. Le persone che lavorano in azienda, in altre parole, non cercano per forza il servizio accessorio: cercano supporto nelle spese quotidiane.

 

3. Come funzionano nella pratica

L'azienda assegna a ciascun dipendente un credito welfare, che il lavoratore può spendere accedendo a una piattaforma digitale. Da lì, può scegliere liberamente tra le categorie disponibili, richiedere rimborsi o attivare servizi direttamente.

È per questa logica di scelta autonoma che i flexible benefit vengono spesso descritti come il "carrello della spesa del dipendente": ciascuno costruisce il proprio paniere in base alla fase di vita, alle esigenze familiari, alle priorità personali.

Dal punto di vista operativo, ci sono alcune modalità di attivazione:

  • Erogazione unilaterale (ON TOP): l'azienda offre benefit esclusivamente in servizi welfare, senza limiti di importo, su base volontaria.
  • CCNL welfare contrattuale: l'erogazione è prevista dal contratto collettivo o territoriale, con vincoli specifici.
  • Conversione del premio di risultato: il dipendente può scegliere se ricevere il proprio premio in busta paga o convertirlo in welfare. In quest'ultimo caso, la Legge di Bilancio fissa un tetto massimo di 3.000 euro per redditi fino a 80.000 euro.

Vale ricordare che i flexible benefit non possono essere disciplinati all'interno del contratto individuale, salvo il caso dei fringe benefit. Possono invece essere previsti da accordi collettivi, aziendali, territoriali o interconfederali.

4. La normativa di riferimento: il TUIR e la Legge di Bilancio

Il quadro normativo dei flexible benefit si costruisce attorno all'articolo 51 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), che ai commi 2, 3 e 4 individua le categorie di servizi agevolabili, le soglie di esenzione e i tassi di esclusione dalla tassazione. Le Circolari n. 28/E del 2016 e n. 5/E del 2018 dell'Agenzia delle Entrate hanno poi fornito chiarimenti applicativi.

Per il triennio 2025-2027, la legge ha confermato le soglie di esenzione per i fringe benefit:

  • fino a 1.000 euro per tutti i dipendenti;
  • fino a 2.000 euro per i dipendenti con figli a carico.

I buoni pasto, che possono rientrare nel paniere dei flexible benefit, hanno soglie giornaliere di esenzione distinte: 4 euro per i cartacei, 10 euro per quelli elettronici o digitali, soglia introdotta dalla Legge di Bilancio 2026.

5. Flexible benefit e fringe benefit: le differenze

I due termini vengono spesso usati in modo intercambiabile, ma non sono sinonimi - e la differenza è rilevante.

I flexible benefit sono la categoria più ampia: sono l'insieme di beni e servizi che l'azienda può includere nel piano welfare. I fringe benefit sono un sottoinsieme di questa categoria - i cosiddetti "beni accessori" - con caratteristiche normative proprie.

La distinzione principale riguarda due aspetti:

I fringe benefit possono essere disciplinati anche nel contratto individuale, diventando parte integrante della retribuzione del singolo. I flexible benefit, invece, devono essere riconosciuti alla totalità dei dipendenti o a categorie omogenee.

Altra differenza: i fringe benefit hanno una soglia di esenzione fiscale specifica (1.000 o 2.000 euro, come visto sopra). Se il limite previsto viene superato anche di un solo euro, non solo la parte eccedente diventa reddito imponibile del dipendente, ma l'intero importo rientra nel reddito imponibile, e quindi soggetto a tassazione e contribuzione. Per gli altri flexible benefit, le logiche di esenzione dipendono dalla natura del servizio e dalla normativa TUIR applicabile.

6. I vantaggi per il dipendente

Scegliere liberamente come usare il proprio credito welfare non è solo una questione di convenienza fiscale, è anche una questione di riconoscimento: l'azienda non stabilisce unilateralmente di cosa hai bisogno, ma ti dà gli strumenti per scegliere.

In concreto, i vantaggi per il dipendente includono:

  • aumento del potere d'acquisto reale, perché il regime fiscale agevolato vale più di un equivalente aumento lordo;
  • libertà di scelta tra un paniere ampio di beni e servizi;
  • benefici estesi anche ai familiari: i flexible benefit possono coprire esigenze di tutta la famiglia;
  • accesso a servizi di qualità che spesso non si acquisterebbero singolarmente, dall'abbonamento per il teatro alla previdenza complementare;
  • deducibilità fiscale per specifiche categorie: i contributi per la previdenza complementare sono deducibili fino a 5.164,57 euro annui, mentre le spese mediche fino a 3.615,20 euro.

7. I vantaggi per l'azienda

Per l'azienda, i principali vantaggi riguardano il clima interno - dipendenti più soddisfatti tendono a essere più produttivi e meno propensi a cercare alternative - e la capacità di attrarre nuovi talenti in un mercato del lavoro sempre più competitivo. Si tratta, in altri termini, di uno strumento di benefit aziendali e di employer branding.

A questo si aggiunge un aspetto meno scontato: nelle aziende di medie dimensioni, dove i dipendenti spesso abitano negli stessi territori, benefit condivisi come abbonamenti a teatri o palestre possono creare occasioni di incontro al di fuori del lavoro, rafforzando il senso di comunità.

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IN BREVE

I flexible benefit sono beni e servizi che l'azienda mette a disposizione dei dipendenti, in aggiunta alla retribuzione, con un regime fiscale agevolato. Il dipendente sceglie liberamente come usare il proprio credito welfare, da un paniere che può includere formazione, assistenza sanitaria, previdenza complementare, attività ricreative e fringe benefit. I flexible benefit non possono essere previsti dal contratto individuale, ma da accordi collettivi o erogazioni unilaterali dell'azienda.

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