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Acinque Acinque Acinque Acinque
Agenda 2030 a che punto siamo
Agenda 2030: a che punto siamo con lo sviluppo sostenibile
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Mancano quattro anni al 2030 e la domanda che più ci facciamo è questa: quanto siamo vicini agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 fissati dalle Nazioni Unite?

Nati il 25 settembre 2015 per far fronte alle sfide globali, i Goal dell’Agenda 2030 si trovano a soli quattro anni di distanza da noi. Ma esattamente di cosa si tratta, e a che punto siamo oggi? Cosa avverrà dopo il 2030? 

Vediamolo insieme. Ma prima clicca qui sotto!

1.  Cos’è l’Agenda 2030 in poche parole

L’Agenda 2030 è un piano d’azione globale adottato nel 2015 da 193 Paesi membri delle Nazioni Unite. Nasce da un percorso multilaterale che coinvolge governi, istituzioni internazionali, comunità scientifica e società civile, con il coordinamento dell’ONU.

Il suo obiettivo è promuovere uno sviluppo sostenibile, inteso come un modello capace di garantire benessere alle persone, tutela degli ecosistemi e crescita economica nel lungo periodo. Lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 integra tre dimensioni tra loro connesse: ambientale, sociale ed economica.

Alla base dell’Agenda si collocano cinque concetti chiave, spesso indicati come le “5P”, ossia quei principi che rafforzano il ruolo della cooperazione e delle relazioni tra attori pubblici e privati, e sono:

  • Persone, per garantire diritti, inclusione e qualità della vita.
  • Pianeta, per proteggere risorse naturali e biodiversità.
  • Prosperità, per favorire crescita economica equa e duratura.
  • Pace, come fondamento di società stabili e inclusive.
  • Partnership, per rafforzare la cooperazione tra Paesi, istituzioni e privati.

Questi principi si traducono nei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), accompagnati da target e indicatori misurabili, utilizzati anche in Italia per orientare politiche pubbliche e strategie territoriali.

2. A che punto siamo in Italia con l’Agenda al 2025

Il Rapporto SDGs 2025 di ISTAT offre uno sguardo dettagliato dello stato di avanzamento dell’Agenda 2030 in Italia. Il quadro che emerge evidenzia progressi selettivi e criticità persistenti, con differenze marcate in base a territori e ambiti di intervento.

Nel Nord Italia diverse regioni registrano performance favorevoli su numerosi indicatori, in particolare negli obiettivi legati a lavoro dignitoso, riduzione della povertà e gestione delle risorse. Lombardia, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia mostrano una quota elevata di misure in area positiva. Emilia-Romagna e le Province autonome di Trento e Bolzano si distinguono per risultati legati alla riduzione delle disuguaglianze e all’uso efficiente dell’acqua.

Nel Centro Italia, Marche e Toscana presentano un buon equilibrio tra indicatori economici e sociali, con risultati significativi su inclusione, occupazione e sicurezza alimentare. Il Lazio concentra invece fragilità su parità di genere, disuguaglianze di reddito e qualità delle istituzioni.

Nel Sud Italia il quadro appare più frammentato. Abruzzo, Molise e Basilicata mostrano miglioramenti sui Goal ambientali. Puglia e Sardegna emergono per la qualità delle acque e la diffusione dell’agricoltura biologica. Calabria e Sicilia registrano segnali positivi legati alla tutela degli ecosistemi terrestri.

Sul fronte energetico, l’Italia registra una crescita costante delle fonti rinnovabili, che coprono circa un quinto dei consumi finali lordi. Il report segnala un’evoluzione positiva del sistema, accompagnata da una riduzione dei consumi energetici residenziali e da una maggiore attenzione all’efficienza. Allo stesso tempo, il divario rispetto agli obiettivi fissati per il 2030 evidenzia la necessità di rafforzare gli investimenti in produzione rinnovabile, reti e innovazione tecnologica.

3. Cosa succede dopo il 2030

Secondo le analisi dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), il periodo successivo al 2030 richiederà un rafforzamento del ruolo della scienza e dei dati nei processi decisionali, insieme a un maggiore coinvolgimento delle comunità e a politiche capaci di accompagnare la transizione sul piano sociale ed economico.

Diventerà centrale il rafforzamento dell’azione sui territori, accompagnata da strumenti di supporto economico e sociale per sostenere chi affronta i costi della transizione. Un ruolo rilevante riguarda l’educazione allo sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alle fasce adulte e anziane, al fine di favorire una comprensione condivisa dei cambiamenti in atto.

L’impegno promosso da reti come ASviS si traduce anche nella figura dei “Guardiani del futuro”, chiamati a conciliare le esigenze dell’oggi con quelle delle generazioni che verranno. L’obiettivo, dunque, è contribuire a cicli politici lungimiranti, capaci di guidare uno sviluppo sostenibile inclusivo, fondato su cooperazione, responsabilità e visione di lungo periodo.

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IN BREVE

L’Agenda 2030 definisce una visione condivisa di sviluppo sostenibile fondata su 17 Obiettivi globali. Al 2025 i progressi risultano disomogenei, con forti differenze territoriali e tematiche. L’Italia mostra segnali positivi accanto a criticità strutturali. Il periodo successivo al 2030 richiederà decisioni basate su scienza, dati e partecipazione sociale.

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