2. Gender pay gap: il nodo economico in Italia
Quando si parla di Gender pay gap non si parla solo di retribuzione, anzi si parla anche di accesso, riconoscimento e possibilità di crescita professionale.
Oggi nel nostro Paese solo il 41,5% delle donne lavora, contro il 58,8% degli uomini. Il differenziale di reddito stimato è del -43% e appena il 38,8% dei ruoli dirigenziali è ricoperto da donne.
È un circolo vizioso: meno partecipazione significa meno potere, e meno potere porta a retribuzione inferiore. Le donne continuano a sostenere gran parte del lavoro di cura, e quasi la metà (49,8%) lavora part-time, spesso non per scelta. Nei settori STEM (scientifici e tecnologici), la presenza femminile è solo del 15,8%.
Il problema non è la mancanza di competenze, ma la mancanza di opportunità per valorizzarle. Il mercato del lavoro italiano, ancora rigido e poco flessibile, fatica ad accogliere modelli più inclusivi.
Il Gender pay gap in Italia è anche un problema economico: meno donne che lavorano significa meno produttività e meno innovazione.
Colmare il divario, oltre a essere una questione etica, è anche un motore per la crescita del Paese.