1. Cosa significa davvero “leadership femminile”
Qui serve fare una distinzione importante: “leadership femminile” non è “leadership al femminile”.
Parlare di leadership al femminile implica, anche inconsciamente, che la leadership “neutra” - cioè quella dominante - sia maschile, e che esista una sua variante declinata “per donne”. Ma non è così.
La leadership femminile non è una versione “soffice” della leadership. È la capacità, propria delle donne, di mostrarsi al mondo con autenticità e di esercitare influenza a partire da sé stesse.
È prima di tutto self-leadership: saper guidare sé stesse con consapevolezza e responsabilità.
È un processo di conoscenza, che richiede di diventare “ciò che si è” - come direbbe Nietzsche - e di mettere questa autenticità al servizio del bene comune.
In questa prospettiva, la leadership femminile è insieme universale e connotata dal genere: nasce da un’esperienza del mondo che integra mente, cuore e mani.
È la forza di chi sa chiedere aiuto, di chi riconosce la propria vulnerabilità e la trasforma in visione. È la capacità di essere radicata nel reale e, allo stesso tempo, orientata al futuro.
Ed è proprio questo mix di intelligenza emotiva, pensiero sistemico e collaborazione che, secondo il World Economic Forum, rappresenta la chiave per l’innovazione del lavoro di domani.