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Auto aziendale: quando ti spetta?
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L'auto aziendale è uno dei benefit più tangibili che esistano: si guida ogni giorno, ha un costo reale, e il suo valore, a differenza di molti altri strumenti di welfare, si percepisce nel quotidiano. 

Ma quando spetta esattamente? E a chi? Con quali condizioni e con quali conseguenze fiscali? Cercheremo di rispondere a queste domande nell’articolo.

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1. L’auto aziendale come fringe benefit

Nel linguaggio del welfare aziendale, l'auto aziendale rientra tra i fringe benefit: una forma di retribuzione che non arriva in busta paga come denaro, ma come bene o servizio. Il datore di lavoro mette a disposizione del dipendente un veicolo, e questo ha un valore economico che viene - almeno in parte - tassato.

La distinzione fondamentale è tra auto assegnata per uso esclusivamente lavorativo o auto concessa in uso promiscuo, cioè disponibile sia per il lavoro sia per la vita privata, oppure solo ad uso personale. Solo nel secondo caso si parla di fringe benefit soggetto a imposizione fiscale. Se l'auto viene usata solo per motivi di lavoro - trasferte, visite a clienti, consegne - non genera reddito imponibile per il dipendente.

Ogni volta che si parla di auto aziendale, quindi, la prima domanda da farsi è: che tipo di utilizzo è previsto dal contratto?

2. Uso promiscuo, aziendale e personale: le differenze

Esistono tre modalità di assegnazione, con conseguenze fiscali molto diverse tra loro.

  1. Con l'uso esclusivamente aziendale, il dipendente può usare il veicolo solo per ragioni lavorative.
  2. Con l'uso promiscuo - il caso più diffuso - il dipendente usa l'auto sia per lavoro che nella vita privata.
  3. Con l'uso esclusivamente personale, raro nella pratica, l'auto viene messa a disposizione solo per esigenze private del dipendente, con piena imponibilità del valore normale del bene.

In tutti e tre i casi, l'assegnazione non può essere un atto unilaterale del datore di lavoro: serve un contratto scritto che regoli le condizioni d'uso, le responsabilità in caso di incidente o multa e le eventuali trattenute al dipendente.

3. Come funziona la tassazione nel 2026

Il calcolo del fringe benefit per l'auto aziendale in uso promiscuo segue un criterio forfettario, aggiornato dalla Legge di Bilancio 2025 e confermato per il 2026.

Il punto di partenza è il costo chilometrico del veicolo, ricavato dalle tabelle pubblicate ogni anno dall'ACI. Quel costo viene moltiplicato per una percorrenza convenzionale di 15.000 km - indipendentemente da quanti chilometri si percorrano davvero. L'importo che ne risulta non viene però tassato per intero: si applica una percentuale che dipende dal tipo di alimentazione del veicolo.

Per i contratti stipulati dal 1° gennaio 2025 su veicoli immatricolati dalla stessa data, la quota tassabile è il 50% di quell'importo per le auto a benzina o gasolio, scende al 20% per le ibride plug-in e arriva al 10% per le auto elettriche. Vediamo meglio questo punto nel paragrafo successivo.

4. Cosa conviene: elettrica, ibrida o termica?

La scelta del tipo di alimentazione non è solo una questione ambientale: incide direttamente sulle tasse del dipendente.

Con un'auto elettrica, solo il 10% del costo convenzionale finisce nella base imponibile - il valore tassabile risultante è significativamente più basso rispetto alle altre alimentazioni.

Con un veicolo ibrido plug-in la percentuale sale al 20%, posizionando il fringe benefit in una fascia intermedia.

Con un'auto a benzina o gasolio, il 50% del costo convenzionale diventa imponibile: il valore più alto tra le tre opzioni.

Questo vale tanto per il dipendente quanto per l'azienda, che può dedurre i costi del veicolo in misura del 70% se il mezzo è assegnato per la maggior parte del periodo d'imposta.

5. Cosa succede se cambia il contratto

La disciplina fiscale da applicare dipende dalla data in cui è stato stipulato il contratto di assegnazione, non dalla data di immatricolazione del veicolo. Chi aveva già un'auto aziendale con contratto firmato entro il 31 dicembre 2024 continua ad applicare le vecchie percentuali basate sulle emissioni di CO2 - almeno fino alla scadenza naturale del contratto.

In caso di riassegnazione dello stesso veicolo a un altro dipendente, si applica invece la normativa vigente al momento del nuovo contratto. Un dettaglio non trascurabile se si cambia ruolo, si viene trasferiti a un'altra funzione aziendale o si subentra a un collega che lascia l'azienda.

In caso di proroga del contratto già in essere, invece, resta applicabile la disciplina originaria fino alla scadenza naturale - a condizione che i requisiti normativi fossero già soddisfatti al momento della stipula iniziale.

6. Come chiedere l’auto aziendale

L'auto aziendale non è un diritto automatico: dipende dal ruolo, dal contratto collettivo applicato e dalla policy interna dell'azienda. In molti casi è legata a funzioni che richiedono spostamenti frequenti - commerciali, tecnici sul campo, figure con responsabilità territoriali. In altri, fa parte di un pacchetto retributivo complessivo, inserito tra i benefit aziendali e negoziato all'assunzione o in sede di promozione.

IN BREVE

L'auto aziendale è un fringe benefit quando viene assegnata in uso promiscuo, cioè per lavoro e per uso personale. Dal 2026 la tassazione dipende dal tipo di alimentazione: le auto elettriche generano un imponibile molto basso (10% del costo convenzionale ACI), le ibride plug-in al 20%, quelle a benzina o gasolio al 50%. Sotto le soglie di esenzione dei fringe benefit, il dipendente non paga tasse aggiuntive. L'assegnazione dell’auto richiede sempre un contratto scritto e dipende dal ruolo e dalla policy aziendale.

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