2. I criteri di valutazione: oltre 35 indicatori ESG
Il punto di forza di questa classifica è il metodo. La valutazione si basa su oltre 35 KPI (indicatori chiave di performance) analizzati per ciascuna azienda, distribuiti sulle tre aree della sostenibilità.
Il percorso di analisi si sviluppa in più fasi: dall'identificazione delle aziende rilevanti alla raccolta dei rapporti, fino alla ricerca degli indicatori e al calcolo del punteggio finale. Solo chi pubblica un Rapporto di Sostenibilità (o dati equivalenti) per il 2024 e il 2023, insieme ai relativi bilanci, e non risulta coinvolto in scandali ESG di rilievo, viene preso in considerazione per l'analisi.
Vengono valutate tre aree:
- Ambientale (emissioni, consumi energetici e idrici, gestione dei rifiuti …gli stessi temi che ritroviamo quando parliamo di economia circolare e aziende).
- Sociale (sicurezza sul lavoro, formazione, diversità e pari opportunità, valorizzazione delle persone).
- Governance (trasparenza, performance economica e modelli di controllo).
Ciascuna area pesa per un terzo sul punteggio complessivo, che va da 0 a 100. E qui sta il filtro più severo: chi totalizza meno di 20 punti anche in una sola delle tre aree resta fuori. Non basta eccellere su un fronte e trascurare gli altri. Serve un equilibrio tra tutte e tre le dimensioni, lo stesso equilibrio che guida le aziende quando definiscono i propri obiettivi di sviluppo sostenibile.
L'edizione 2026 ha anche allargato il perimetro, introducendo nuovi indicatori sull'area sociale - come gli infortuni sul lavoro, le ore di formazione sulla sicurezza e i casi di discriminazione - e accettando i nuovi standard di rendicontazione europei ESRS.