2. Perché esiste ancora il gender pay gap
Secondo il rapporto OCSE 2025 “Gender Gaps in Paid and Unpaid Work Persist” , le donne dedicano in media il 26% di tempo in più al lavoro non retribuito rispetto agli uomini, e sono più spesso impiegate in settori a bassa intensità salariale.
Questa distribuzione del tempo e dei ruoli incide direttamente sulle carriere: minore disponibilità per straordinari, formazione o mobilità significa minori possibilità di avanzamento e retribuzioni inferiori.
In Italia, il Piano di Uguaglianza di Genere 2025-2027 dell’ISTAT, conferma che il 31,5% delle donne occupate lavora part-time, contro l’8% degli uomini.
Questa scelta è spesso legata alla conciliazione tra lavoro “pagato” e lavoro “di cura”, ma comporta una riduzione di reddito e di opportunità di crescita professionale.
Inoltre, secondo la stessa fonte, le donne rappresentano solo il 34% dei ruoli dirigenziali e appena il 23% delle posizioni apicali nel settore privato.
Il cosiddetto “soffitto di cristallo” continua a frenare la presenza femminile ai vertici e a incidere sul differenziale retributivo medio.
L’effetto combinato di questi fattori - segregazione settoriale, carichi di cura e sottorappresentazione nei ruoli decisionali - mantiene stabile un divario che non dipende da una singola variabile, ma da un insieme di squilibri ancora radicati.